20 nomi di dolci regionali spiegati parte prima

Il ricco e variegato patrimonio gastronomico italiano vanta anche una considerevole quantità di dolci. Molti di questi hanno varcato i confini nazionali, altri sono difficilmente reperibili fuori dall’Italia e altri ancora non si trovano aldilà della regione di appartenenza. Alcuni poi si possono cercare solo in alcune provincie o addirittura in un’unica città.

Tutti però, indipendentemente dalla loro diffusione, hanno un nome, non sempre di immediata comprensione.

Cominciamo quindi col spiegarne 20, uno per regione. Ecco i primi 10.

Valle D’Aosta

Tra i biscotti più diffusi in Valle D’Aosta ci sono le tegole. Si tratta di cialde realizzate con zucchero, uova, farina, burro e mandorle o nocciole; molto sottili e altrettanto croccanti. Diffuse dagli anni 30 del ‘900, sono nate da una ricetta della Normandia. In Francia si chiamano tuile.

Oggi buona parte dei produttori le commercializzano come dei semplici dischetti, la tradizione però vuole che all’uscita dal forno, quando sono ancora morbide, vengano adagiate su una superficie cilindrica, magari lo stesso mattarello usato per stenderle. Dalla forma incurvata ecco il nome tegole.

Piemonte

Insieme alla panna cotta, il dolce al cucchiaio più famoso della regione e senz’altro il bonèt. Questo budino, diffuso in tutta la regione e in particolar modo nelle Langhe, ha come ingredienti latte, uova, zucchero, amaretti, cacao (anticamente mancante), rum (secondo alcuni nella ricetta originale c’è il Fernet) ed eventualmente caffè. La cottura avviene in forno a bagnomaria, alla stessa maniera del crème caramel.

Il nome indica un vecchio tipo di berretto, simile nella forma agli stampi in rame usati per cuocere il dolce. C’è anche chi sostiene che, essendo il dessert la portata finale, sia da considerarsi come un “cappello” (l’ultimo indumento che si indossa) al pasto.

Liguria

Una delle torte più popolari e golose della città di Genova è la Sacripantina, composta da fette di pan di Spagna imbevute di Marsala che separano strati di crema al burro e crema al cacao profumate al rum.

Ideata nel 1851 da Giovanni Preti, patrono dell’omonima pasticceria e azienda, deve il nome a Sacripante, personaggio de “L’Orlando furioso”  di Ludovico Ariosto (poco tempo prima il pasticcere aveva già realizzato un dolce omonimo, commerciato ancora oggi).

Lombardia

Tipica della città di Crema è la spongarda, torta d’altri tempi per la ricetta e la datazione: sembra che la paternità del dolce sia di Pietro Terni, che la portò ad un banchetto nel 1526 rendendola immediatamente celebre. Il dolce è costituto da una pasta friabile al vino bianco, abbondantemente farcita con canditi, frutta secca, miele e spezie.

Il nome viene dal latino spongia e cioè spugna ed è dovuto alla consistenza del dolce.

Veneto

A Verona, nel periodo natalizio, bisogna assolutamente provare il nadalin, l’antenato del più moderno e diffuso pandoro. Rispetto a quest’ultimo il nadalin è più basso, dolce e compatto e meno burroso, la lievitazione è più rapida e la forma non è codificata. È considerato più tipico, in quanto fuori dalla provincia è di difficile reperibilità.

Trattandosi di un dolce natalizio il nome viene da Nadàle, il nome veneto della festività.

Trentino Alto Adige

In Alto Adige durante le sagre è molto probabile imbattersi negli strauben. Si tratta di frittelle fatte con farina, latte, uova, burro grappa. La particolarità del dolce è nella sua preparazione: si versa la pastella con un imbuto direttamente nell’olio bollente, conferendo così alla preparazione l’aspetto arzigogolato di un grosso e irregolare spaghetto intrecciato su se stesso. A fine cottura si serve spolverizzato con zucchero a velo e si accompagna con marmellata di mirtilli rossi.

Straub in tedesco significa “arricciato”, altre fonti indicano sträuben come traduzione di “increspatura”.

Friuli Venezia Giulia

Uno dei dolci simbolo della regione è senza dubbio la gubana, un dolce da forno con una forma caratteristica, tipico soprattutto di Udine. Per prepararla occorre realizzare un cilindro di pasta dolce lievitata, farcirlo riccamente con grappa, noci, pinoli e uvetta e avvolgerlo a spirale.

Il nome verrebbe dallo Sloveno guba, traducibile con “piega”.

Emilia Romagna

In buona parte del mondo è presente un qualche tipo di ciambella, la preparazione dolce o salata dalla caratteristica forma toroidale. Quella dell’Emilia Romagna però è un’eccezione: qui il dolce ha la forma di una pagnotta e viene cotto non in un apposito stampo ma in una comune teglia. Anche la consistenza è diversa dalla maggior parte delle ciambelle: è infatti molto asciutta, al punto che il pasticcere Gino Fabbri la classifica tra i dolci secchi. Questo è dovuta all’alta percentuale di farina, nettamente prevalente rispetto agli altri ingredienti (zucchero, uova, latte e burro).

Il nome probabilmente deriva dal latino cymbula, termine con cui si indicava un tipo di barca e che oggi identifica un genere di molluschi.

Toscana

Tipici di Prato ma celebri in tutta Italia i cantuccini sono degli autentici biscotti, nel senso che vanno cotti 2 volte. Prima infatti si realizza un filoncino e lo si cuoce intero in forno, poi, quando è abbastanza consistente, lo si taglia e si termina la cottura “biscottando” le fette ottenute. Gli ingredienti sono farina, uova, zucchero, burro e mandorle non spellate.

Il termine cantuccio discende dal latino cantellus, parola che designava la fetta di pane.

Umbria

In questa regione si può trovare un dolce molto simile negli ingredienti e nella preparazione all’austro-ungarico strudel: la rocciata. Paragonata al parente mitteleuropeo la rocciata presenta generalmente un ripieno più compatto e un involucro più croccante. Anche qui ci sono tante varianti, tutti concordano però che la sfoglia debba essere sottile e il ripieno a base di mele e noci.

Ciò che però permette di distinguerla subito è la forma: tradizionalmente il dolce va arrotolato o meglio arrocciato, da cui il nome.

Qui potete trovare la seconda parte dell’articolo.

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